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Ergoplast | Gestione, trasformazione e smaltimento dei rifiuti

Recupero energetico dai rifiuti industriali

Quando un rifiuto non può più tornare materia, può ancora diventare energia. Dai rifiuti non riciclabili produciamo un combustibile da rifiuti di alta qualità, con caratteristiche chimico-fisiche allineate agli standard tecnici del combustibile solido secondario, in grado di sostituire carbone e altre fonti fossili negli impianti di co-combustione.

Meno discarica, meno combustibili fossili, più valore recuperato dal ciclo dei rifiuti.

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Selezione dei rifiuti idonei​

Individuiamo gli scarti industriali non pericolosi adatti al recupero energetico: residui plastici e cartacei, tessili, legno, imballaggi compositi e altri rifiuti solidi secchi.

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Triturazione e raffinazione

Il materiale viene triturato, deferrizzato, vagliato e ripulito dalle plastiche contenenti PVC con un separatore ottico. Il risultato è un combustibile omogeneo, con contenuto di cloro controllato e caratteristiche costanti.

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Controllo qualità

Teniamo sotto controllo i parametri che definiscono la qualità di un combustibile solido secondario (potere calorifico e cloro) insieme all’umidità, per rispettare le specifiche di accettazione degli impianti di destinazione.

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Avvio agli impianti di recupero

Il combustibile viene conferito, tracciato in ogni passaggio, a cementifici e impianti di co-combustione autorizzati, in Italia e all’estero, dove sostituisce i combustibili fossili tradizionali.

Produci scarti industriali secchi non recuperabili?
Valutiamo insieme se i tuoi materiali sono adatti al recupero energetico: lo stesso rifiuto può diventare energia invece di finire in discarica.

Dai rifiuti al risparmio di fonti fossili

Il combustibile che produciamo ha caratteristiche chimico-fisiche in linea con gli standard del combustibile solido secondario e un potere calorifico controllato. Viaggia come rifiuto tracciato fino a cementifici e impianti industriali autorizzati, dove viene utilizzato in co-combustione al posto dei combustibili fossili.

L’impatto è concreto: ogni tonnellata avviata a recupero energetico sostituisce carbone o coke di petrolio che non vengono estratti né bruciati, ed è una tonnellata in meno destinata alla discarica.

Materiali tipicamente utilizzati: scarti della produzione di imballaggi in plastica o compositi, scarti di lavorazione delle plastiche, carta, legno, tessili, residui della selezione degli imballaggi e altri rifiuti solidi industriali non pericolosi.

FAQ

Domande comuni

CDR (combustibile derivato da rifiuti) è il nome storico, ancora usato dal mercato. CSS (combustibile solido secondario) è la definizione adottata oggi dalla normativa, che rinvia a norme tecniche di classificazione basate su parametri come potere calorifico e cloro. Il nostro combustibile da rifiuti è prodotto prendendo a riferimento questi parametri.

Rifiuti solidi industriali non pericolosi con buon potere calorifico: scarti plastici e cartacei, imballaggi compositi, tessili, legno, residui della selezione degli imballaggi e altri materiali secchi non recuperabili come materia.

In cementifici e impianti industriali autorizzati alla co-combustione, in Italia e all'estero, dove sostituisce combustibili fossili come carbone e coke di petrolio.

È un combustibile controllato: la sua composizione viene verificata con analisi periodiche. Utilizzato in impianti autorizzati e soggetti a limiti di emissione, permette di ridurre l'uso di fonti fossili e la quantità di rifiuti destinati alla discarica.